Oswiecim Z 10803 - Shoa e Porrajmos PDF Stampa E-mail

Il GIORNO DELLA MEMORIA viene ricordato dai Zuf de Zur in uno spettacolo che attraverso la lettura di testi in poesia e prosa e la proposta di alcuni brani musicali cerca di creare un "percorso della memoria" guardando ad una delle tragedie più spaventose della storia dell'umanità:. il genocidio scientificamente preordinato di ebrei e zingari da parte della Germania nazista e dei suoi alleati.

______________

 

OSWIECIM - Z 10803

SHOA e PORRAJMOS

 

Oswiecim, Auschwitz; Z 10803, Tonia Siegmejer, nata il 12 giugno 1932.

Il 12 giugno 1944, giorno del suo dodicesimo compleanno, Tonia è stata condotta nel centro di sterminio di Auschwitz. Fu tatuata con il numero Z ("zingaro") 1083.

Non si sa nulla del suo destino.

 

La Shoa degli ebrei, 6.000.000 di ebrei sterminati

Il Porrajmos degli zingari, 1.500.000 di zingari sterminati

 

Centinaia di migliaia di oppositori del regime nazista assassinati dalle menti che pianificarono il più grande genocidio della storia solo perché appartenenti a razze diverse, solo perché la pensavano diversamente o perché omosessuali o handicappati o analfabeti.

Solo perché "altri".

 

Ma la deportazione e l'eliminazione di milioni di persone sarebbe stata possibile senza la complicità di molti?

C'è voluta la mano del regime nazista e dei suoi alleati fascisti, ma, non meno importante, anche una certa indifferenza.

"C'è stato bisogno di impiegati per preparare gli schedari di censimento dei deportati, delle forze dell'ordine per arrestare le persone, di funzionari per organizzare il lager, di salariati per sorvegliarli e di tante altre persone per condurre autobus fino alle stazioni, guidare i treni fino ai campi di sterminio, programmare gli orari."

(Annette Wieviorka, "Auschwitz spiegato a mia figlia").

 

Scriveva Chaim Kaplan, maestro morto nel ghetto ebraico di Varsavia:

"Sono profondamente conscio dell'importanza dei tempi che viviamo, della mia responsabilità al riguardo. Scrivendo queste memorie ho l'intima convinzione di assolvere ad un obbligo nei confronti delle storia, cui non posso sottrarmi."

(da "Auschwitz spiegato a mia figlia").

E' grazie a questi atti di responsabilità e d'amore per l'umanità ed alle testimonianze dei sopravvissuti dei campi di sterminio e di concentramento che oggi possiamo dire di trovarci davanti ad una "memoria viva", fonte inesauribile di riflessione che tocca tutti gli aspetti dell'esistenza e della storia degli uomini.

"Tutto dipende da chi trasmetterà il testamento alle generazioni future, da chi scriverà la storia di quest'epoca. In genere la Storia viene scritta dai vincitori. Se i nostri assassini vinceranno, il nostro annientamento sarà presentato come una delle più belle pagine della storia mondiale.

Ogni loro parola sarà vangelo.

Allora potranno decidere di cancellarci completamente dalla memoria del mondo, come se non fossimo mai esistiti ."

(Ignacy Schider, morto a Majdanek, da "Auschwitz spiegato a mia figlia").

 

'ZUF DE ZUR in Oswiecim - Z10803

raccoglie una piccola parte di queste testimonianze ai confini fra poesie e musica, memorie vive e preziose perché la crudeltà umana si è nutrita e si nutre ancora oggi di stermini di massa, di deportazioni e di torture. Perché ancora oggi larghi strati di sconcertante indifferenza continuano a manifestarsi quotidianamente rispetto alle passate ed alle nuove sofferenze.

......."prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere i comunisti, e non dissi niente perché non ero un comunista. Poi vennero a prendermi..... ma non c'era rimasto più nessuno a protestare."

 

LE CANZONI

GESANG DER CHRYSALIDEN

Tratta della poesia del grande filosofo ebreo goriziano Carlo Michelstaedter. L'intreccio delle parole vita/morte rimanda a simbolismi di natura espressionistica. La musica di memoria brechtiana richiama ambientazioni da Ritterspelunke, tingeltangel bavarese, fumoso locale ingombro di sedie e tavoli e umana quotidianità.

TILULELA

Come il pane azzimo dei forni del ghetto di Gorizia che si sformava durante le festività di Pessah, così questo brano si veste della ricca semplicità dell'intreccio di famosi brani della tradizione della musica klezmer.

EL KOLO GO BALA'

Tratto da una poesia del grande poeta "triestin del mondo" Carolus Cergolj di madre croata e di padre ungherese che racconta dell'ultima notte d'amore di un partigiano prima della battaglia della Neretva.

LULINKA

Canto del ghetto di Lodz in Polonia. Scritto da Yeshayahu Spiegel e musicato da David Beigelman. E' dedicato a sua figlia Chava morta nel ghetto di Lodz nel 1943.

EL SUO NOME BANDITO

Canto partigiano tratto da una poesia di Carolus Cergolj

RIFKELE

Canto della resistenza ebraica contro il nazifascismo. Autore del testo e delle musiche è Pessach Kaplan. E' la storia di Rifkele il cui uomo è stato deportato dal ghetto di Bialystok il 12 aprile 1941 insieme ad altri 5000 uomini. Rifkele è stata presa ad esempio della resistenza delle donne alla barbarie nazista.

LAILA TOF

Canto del confine contro tutti i confini.

 

 

I TESTI

Testimonianza dal ghetto di Gorizia sulle deportazioni della notte del 23 novembre 1943 in cui tutta la comunità ebraica goriziana venne deportata dai nazifascisti.

("Un testimone oculare. In Le-Zikkaron. In memoria" Gorizia, Associazione Amici di Israele, 1993. )

 

ITZHAK KATZENELSON,

"Io canto" poesia tratta da "Il canto del popolo ebreo massacrato". Katzenelson fu il cantore ed in un certo senso il cronista del ghetto di Varsavia e della sua tragedia.

CAROLUS CERGOLJ,

"Parin" poesia sulla morte del pittore del ghetto di Trieste Gino Parin "brusà in Risiera".

("Canti clandestini")

 

PETER WEISS,

"Canto della banchina".("L'istruttoria. Oratorio in 11 atti". Torino, Einaudi, 1965).

 

 

ANNA FRANK,

brani dal "Diario" (Torino, Einaudi, 1993).

 

SHIMA GUTERMAN,

brano tratto da "Il libro ritrovato", testimonianza di un resistente del ghetto di Varsavia.

 

FRANTISEK BASS

"Un piccolo giardino" poesia di un bambino di Teresin.("Poesie e disegni dei bambini di Terezin 1942-1944", Milano, Lerici, 1963).

 

MARTIN NIEMOLLER,

una poesia sulla "coscienza delle responsabilità storiche conseguenti al nazismo"

(Mary Craig, "Candele nel buio. Storie di martiri moderni", Casale Monferrato, Piemme, 1988)

 

EUGEN KOGON,

testimonianza di un Rom a Buchenwald.

 

CEJA STOJKA,

testimonianza dal Blocco B II E di Auschwitz-Birkenau detto "blocco zingaro" o "delle famiglie".